un 9 maggio davvero particolare..

Contro ogni teoria del tempo il mio nove maggio è iniziato il 1° maggio 2018. In giro per Mosca, in pieno festeggiamento per la parata. Fin dal mattino, mio figlio ed io, cercavamo di entrare nella Piazza rossa, raggiungendo tutte le entrate possibili, ma non ci siamo riusciti; ogni soldato che presidiava le transenne rispondeva “niet” non è possibile accedere per l’imminente parata del primo maggio.  A parte trovarmi dentro l’immensa piazza, ma mi sarebbe piaciuto di più vedere il grande complesso di San Basilio, che , ahimé, era chiuso” per parata”. :-/

 

Alla fine della giornata, trascorsa girellando in lungo e in largo per la Mosca storica, e godendo dell’amicizia di Emanuele e Marina, finiamo per avvicinarci, via metropolitana, al ristorante dell’amico di Guido, dove abbiamo gustato una buonissima pizza. Il ristorante è in pieno centro storico e mio figlio mi convince, nonostante il forte dolore ai piedi , di raggiungere la piazza Rossa in notturna.

 

Qui, il figlio che legge il cirillico, mi fa notare i grandi pannelli con sopra scritto 9 Maggio, festa della vittoria: quel 9, seguito da Ma e dalla r al rovescio, annunziava l’imminente festa della Vittoria, per il 73° anniversario. Quindi atmosfera di grande festa, molto sentita da tutta la popolazione russa. 🙂 E c’era un di più.. la festa per il mio 14 lustro a 4000 km da casa, si stava avvicinando!

Mattino del 9 maggio a Kazan.

Sono appena sveglia, ma ancora sotto le coperte. Mio figlio bussa alla porta e chiede se poteva entrare. Mi alzo dal letto e, ancora impigiamata, mi trovo davanti tutta la famiglia con un bellissimo mazzo di rose,

 

accompagnate da un grossissimo biglietto augurale. Baci e abbracci e tanta commozione. In mezzo alle rose una scritta in cirillico che mi traducono in ” Alla nostra dolce madre” In Russia gli anni rotondi e quelli che finiscono per 5  devono essere festeggiati perchè giubilari.  Appena fatta colazione programmiamo la giornata festiva, non per il mio compleanno, ma per la festa della Vittoria che, anche a Kazan, viene celebrata solennemente. Rimaniamo in casa per pranzo e dopo pranzo ci incamminiamo presso il Parco della Vittoria di Kazan, dove i festeggiamenti erano già iniziati tra tantissime persone, giovani famiglie e tanti bambini. Lascio alle foto la descrizione della festa, in mezzo a reduci, plurimedagliati e a diversi “vecchietti/e” reduci della seconda guerra mondiale.

I sentimenti della popolazione dalle foto non si capiscono ma in giro per quell’immenso Parco della Vittoria, c’era un popolo intero che festeggiava, di tutte le età. Ragazzi della scuola, bambini piccoli che andavano alla scoperta dei reduci per omaggiarli con un garofano rosso o una giunchiglia gialla. Appena trovati li salutavano con il saluto militare. Quelli delle scuole superiori e medie mostravano i reperti della guerra dei nonni e bisnonni, con grande serietà. Atmosfera di festa, canti di guerra e canti tatari con  bambine di circa 9/10 anni che danzavano con serietà e leggiadria. Peccato non poter postare il video che ho girato. 😦

Per il troppo camminare, decidiamo di riposarci un po’ in una delle panchine davanti al laghetto. Sulla mia panchina si siedono dopo 5 minuti due signori anziani, lui reduce di Marina, in divisa,  la signora che lo accompagnava era la moglie( lo scopriremo dopo). Lui aveva in mano un mazzo di garofani e una giunchiglia, lei una bandierina rossa commemorativa del 73 anniversario della Vittoria. Si rivolgono a me, ma io non comprendo il russo e appena se ne accorge il figlio, lascia la panchina dove era con la moglie, e viene in mio aiuto. Si mettono a conversare e a lui dice di essere un comandante della Marina  e lei una ex insegnante universitaria di storia dell’arte. Appena comprende che siamo italiani si complimenta facendo un elogio alla nostra nazione e alle sue innumerevoli e uniche opere d’arte. Grande l’Italia e la sua storia. Rimaniamo molto colpiti delle sue conoscenze. Mio figlio, in fase di saluti, dice loro che anche noi festeggiavamo il mio giubileo e tutti e due si complimentano e mi porgono gli auguri. Lui mi dona un garofano rosso e insiste perchè io lo prenda. ” Non si può non omaggiare una donna che compie gli anni anche con un solo fiore.” Galanteria in fase di estinzione.

Ci accomiatiamo e riuniti a Olga, sorella e nipote ritorniamo nei nostri passi per avvicinarsi a casa prima di andare al ristorante per festeggiare il mio compleanno.

Ultima sorpresa della lunghissima giornata di festa me la fa la città di Kazan. Tanti fuochi di artificio che coronano il mio 70 compleanno. Grazie a tutte le persone che mi hanno fatto gli auguri, comprese quelle che sono in cielo. Immagino che abbiano festeggiato con me. ❤

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7 e 8 maggio

Il sette maggio trascorre in relax e senza problemi. Riesco a finire, in mattinata, una scarpina bianca per la creatura in viaggio e dopo pranzo con Guido andiamo a fare spesa. Nel pomeriggio, con Matteo, il figliolo va a vedere un incontro degli europei di pallavolo. Noi donne prepariamo la cena a casa e dopo, grazie al traduttore del telefonino, conversiamo piacevolmente fino all’ora di nannare. Archie, il carlino di casa, lo porteranno fuori gli uomini al ritorno dalla partita.

 ArchieNel frattempo se la gode beato, dormicchiando,  nella sua copertina.

La notte scorre veloce e al mattino Olga e il figliolo escono di buon ora per andare a fare esami del sangue(protocollo maternità) e poi all’ufficio postale per registrare me e Guido a Kazan. Benedetta burocrazia:-( Dopo pranzo Guido mi propone di andare a vedere il Cremlino di Kazan e il centro storico adiacente. Lascio alle foto il compito di descrivere quello che i miei occhi hanno visto.

La cittadella del potere, civile, religioso. Il palazzo del presidente del Tatarstan, la Moschea ricostruita dopo quella distrutta da Ivan il terribile, la Torre Spasskaja, e la Cattedrale Ortodossa dell’Annunciazione. Non si poteva fotografare l’interno ma sono riuscita a rubare due scatti.

Usciti dalle mura del Cremlino abbiamo passeggiato lungo la Kazanka, affluente del vicino Volga, preso un caffè e bevuto acqua a volontà. Proseguiamo per il centro .

Degna di visita la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, con una particolarità. E costruita in legno.  Purtroppo abbiamo sforato nell’orario di visita e il portone di accesso alla chiesa era chiuso.

Rientriamo a casa abbastanza stanchi ma soddisfatta della visita.

..continua

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5-6 maggio, domenica.

Il tempo vola durante il mio soggiorno a Kazan. Il giorno dopo il matrimonio è passato in pieno relax. Giornata di grandi emozioni che dovevano decantare. Tra una conversazione (beato traduttore) e l’altra mi ci scappa di finire le scarpine ai ferri per la creatura e di andare con Guido a fare spesa. A parte l’amarezza di trovarsi davanti scaffali vuoti (embargo, peraltro altamente penalizzante per l’economia italiana) riusciamo a comperare il necessario per preparare la cena. I limoni li abbiamo trovati in un altro supermarket, poco distante da casa. La serata scorre abbastanza veloce e si va a nannare presto.  L’indomani, domenica, mi aspetta la messa, alle ore 11,  nell’unica chiesa cattolica di Kazan, dedicata all’Esaltazione della Santa Croce, raggiungibile con gli autobus.

6 maggio

Al mattino mi alzo di buon ora, data la dormita ininterrotta di otto ore, doccia e colazione; a Guido viene in mente di  portarmi a vedere un mercatino di cose del passato, non troppo distante da casa e servito di autobus continui per il centro e poter andare a Messa per tempo.

C’è da perdersi tra i vari espositori e i visitatori sono attenti e curiosi della vecchia merce esposta. Mi ha colpito assai l’amore che hanno per la musica italiana e non appena capiscono che noi siamoitaliani ci mostrano la loro merce in segno di affetto. In effetti vedere le foto di Sofia Loren e Mastroianni tratte da “I girasoli”, dischi di Albano e Romina, Toto Cotugno, Ricchi e Poveri, Pupo, i Pooh ecc ecc con il titolo  e il brano tradotto in russo fa un certo effetto. Ci sono vecchie armi, monete antiche, più recenti, decadute, coccarde per l’imminente 9 maggio,  e miriadi di spillettine del recente regime sovietico di tutte le grandezze e forme. Il tempo è tiranno e Guido mi dice di ritornare indietro per non fare tardi alla Messa. In dieci minuti arriviamo in loco e ancora non è iniziata la celebrazione. C’è tempo di scattare delle foto, all’esterno e all’interno.
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E’ stata una sensazione strana partecipare ad una celebrazione eucaristica tutta in russo. Solennità nella celebrazione accompagnata da canti corali e organo. Io avevo dietro con me il messalino e ho potuto vivere la liturgia della Parola, tranne l’omelia; l’assemblea è variegata e multietnica. Sono studenti universitari indiani, filippini, polacchi e di popolo russo cattolico di Kazan. Non mi sono sentita estranea ma facente parte della celebrazione. Alla fine Guido mi presenta ad Albina, al sacerdote officiante e a due suore che mi accolgono con gioia, specie la mia perché mi si sono rivolte in ITALIANOOOO! Che bello non sentirmi un’analfabeta! Albina mi fa visitare la struttura e dopo un caffè decidiamo di ritornare in centro. Comincia a piovere e ci ripariamo in un McDonald per un pranzo veloce. La pioggia dà un po’ di tregua e andiamo a visitare la Chiesa Ortodossa della Madonna di Kazan.

Una sede provvisoria in attesa della fine della costruzione della basilica più grande. Questa immagine è venerata dalla popolazione di Kazan tutta. E’ l’icona che Giovanni Paolo II  ha restituito nel 2004 alla Russia. Qui per saperne di più! Nel silenzio della Chiesa ho pregato la Madonna per tutte le persone che avevo nel cuore. ❤

Appena usciti la pioggia ha continuato a farla da padrona e con un taxi siamo rientrati a casa, dove Olga ci aspettava.

..continua

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..4 maggio 2018

Il giorno 3 maggio 2018 è passato in assoluto relax, per recuperare la stanchezza moscovita. Nel pomeriggio, con Guido e Olga andiamo a fare una passeggiata e ne approfitto per comprarmi un paio di scarpe, mocassini comodi, per permettere al mio piede martoriato di non  peggiorare.  Il negozio, come altri, si affaccia in una piazza, incrocio di grandi strade di comunicazione. Guido mi spiega l’importanza di un monumento che si erge tra la fontana e la strada. Interessantissimo conoscerne la storia che vi linko onde evitare di dimenticare qualche particolare.

Prima di rientrare a casa facciamo spesa e per cena , momento importante che riunisce tutta la famiglia, preparo un gustoso piatto di farfalle al salmone(fresco e davvero a buon mercato in Russia) . Sarà stata la passeggiata, l’arietta fresca che soffiava in città ma abbiamo spazzolato il tutto, lasciando uno sconsolato piatto da portata solo soletto. 🙂  Dopo cena una piacevole conversazione(grazie al traduttore del telefonino) con Alessia, sorella di Olga. Decidiamo di andare a letto presto perché l’indomani ci aspetta una giornata importante e interessante.

Eccoci al 4 maggio, il grande giorno! Guido, Olga, Alessia, Matteo ed io siamo tutti nervosi, specie Guido e Olga. Non capivo il perché ma poi, ho pensato, che non era nervoso ma solo tensione prematrimoniale. Si perché alle 15 ci aspettavano per la piccola cerimonia, ma di grande importanza.  Alle 14 siamo tutti pronti per andare al centro convegni(sede provvisoria dell’anagrafe) dove avrà luogo l’evento. Il taxi ci porta in loco, Olga Alessia e Matteo in un taxi diverso, Guido ed io in un altro. Arriviamo prima di loro e aspettiamo al cancello. Guido si accerta che anche gli altri arrivino, tramite una telefonata.  Infatti erano fuori del piazzale che si avvicinavano.
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Tutti ci incamminiamo e questa foto è davvero rappresentativa.
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Chissà cosa c’era dentro la mente e il cuore di tutti. Il mio batteva forte. Ci fanno entrare in un salone anticamera  da cui si accede a quello ufficiale. Entriamo Alessia, Matteo ed io, mentre gli sposi rimangono fuori per qualche minuto. Una elegantissima signora, ufficiale di stato civile del comune di Kazan, dà il segnale e parte la marcia nuziale per gli sposi, che entrano durante la musica. Erano tesi come corde di violino e noi spettatori emozionati per loro.

Sfumata la musica, l’ufficiale di stato civile( una signora elegantissima in abito lungo blu) inizia a leggere la formula di rito in lingua russa. Legge le generalità degli sposi e poi li inviata a rispondere “da”, ovvero si. Seguono le firme del registro iniziando da Olga, cittadina russa e a seguire Guido. Tre firme ciascuno. Finite le firme gli sposi si portano al centro della sala davanti ad un tavolino ove, in un cuscinetto di raso bianco e perle ci sono le fedi nuziali; scambio degli anelli(per la cronaca sulla mano destra); IMG-20180504-WA0043

un bacio tra gli sposi suggella la cerimonia,

20180504_151905ma ancora non è finita.

IMG-20180504-WA0030Per tradizione c’è un candelabro con due candele sopra il tavolino, ove avevano firmato, poco prima. Gli sposi, prendendo il fiammifero  con la loro mano destra, accendono insieme le due candele ( che rappresentano i due sposi) che da oggi in poi saranno illuminati da una sola luce, quella del loro amore. Un augurio molto profondo per la  vita insieme. ❤
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Insolito per le nostre latitudini ma è stato ufficializzato che Olga, dal giorno dopo, perderà il suo cognome di nascita e sarà Olga G. prendendo il cognome del marito. Mantiene il patronimico di Vladimirovna (figlia di Vladimir). Usi e costumi  che trovi.

Finita la cerimonia, l’ufficiale di stato civile, in russo, chiede a tutte le persone presenti di avvicinarsi, per salutare e baciare gli sposi. Quando ha chiamato “Mama” mi sono avvicinata ed ho abbracciato Olga e Guido come si addice ad una “Mama”. Non vi nascondo che fin dal mattino e, continuando, mentre fotografavo gli sposi, ho pregato per loro. Seguono  baci e abbracci con il resto delle persone presenti. Eravamo solo in 5 ma gli abbracci sono stati commossi e molto belli. ❤  Olga non ha la famiglia, (non ha conosciuto la mamma, un po’ come la mia storia) e vive, dopo la morte del padre, con la sorella e suo nipote. Scattano foto ufficiali e fanno anche un filmino di tutta la cerimonia. Ci fanno uscire in un’altra stanza, attigua, e dopo circa dieci minuti ci fanno vedere le foto di varie dimensioni già inquadrate e il filmino già trasferito in una chiavetta proiettato nella tv presente in sala. Decidiamo di comprare una foto dove eravamo tutti come regalo agli sposi e ne ho prese due più piccole  quadrate, protette da  plexiglass con magnete dietro,  per me e il padre di Guido. Nei nostri telefonini avevamo tutte le foto scattate da Alessia, Matteo ed io, durante tutta la cerimonia. Non meritava spendere ulteriori soldi, anche se non tanti.  Mi soffermo a pensare alle conseguenze immediate di questa cerimonia. Cambiano tantissime cose fra tutti noi; Guido e Olga diventano marito e moglie, Alessia diventa cognata di Guido, Matteo può chiamare zio Guido, io divento ufficialmente “suocera” anche se Olga mi chiama da tanto mamma! In mezzo a tutti questi intrecci parentali, c’è una creatura che diventerà figlia dei due sposi, che diventeranno babbo e mamma, nipotina/o di zia Alessia, cuginetto/a di Matteo e cambia il mio stato personale  perché mi farà diventare una “bàbuska” felice. 🙂  Quanta vita in tutto questo!  Senza poi contare che Matteo, il nipote di Olga, mi chiama “babuska” perché sono un po’ anche sua nonna! Che tenerezza infinita. Quando mancano riferimenti famigliari si sente il bisogno di “adottare” quelli di altri. Mi ha fatto felice essere scelta come nonna da Matteo, smilzo e altissimo “nipote” di soli 15 anni! IMG-20180504-WA0039In soli trenta minuti finisce il tutto; gli sposi,e tutti noi,siamo sorridenti e sereni. 
IMG-20180504-WA0024Soffia un vento freddissimo e decidiamo di prendere l’autobus per andare in centro di Kazan, dove saremo a cena tutti insieme per festeggiare l’evento. C’è tempo per fare fotografie  davanti agli edifici più importanti. Guido vuole portare due rose a un monumento ai caduti di giovani tartari nella guerra in Afganistan, le cui tombe sono allineate in una collina che sovrasta il centro, sotto alberi di betulle. Non nascondo che leggere la giovane età di questi ragazzi mi ha fatto male al cuore.

Alle 18,45 ci aspettano al ristorante per cena. Ci rilassiamo e riposiamo intorno al nostro tavolo. Finalmente, in questo ristorante dal nome italiano, riesco a scegliere pietanze adatte a me dato che il Menù è scritto in russo, tataro e ITALIANO. Davvero finalmente!  Restiamo fin verso le 21 conversando e ridendo. Il responsabile di sala è italiano e scambiamo due chiacchiere sugli ingredienti dei cibi scelti. Le mie intolleranze rivendicano i loro diritti.  Facciamo un brindisi augurale, offerto dal ristorante,

e ci avviamo per prendere il taxi per tornare a casa. Bello il centro di Kazan di notte. Guido mi dice che mi porterà a visitare il Cremlino, o cittadella del potere, nei giorni successivi.
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Una nota per sottolineare il costo dei taxi: Sono molto economici e ce ne sono tantissimi, tutti ufficiali. Si prenotano dal cellulare e la corsa viene registrata. Alla fine la spesa non supera i 2,5 € o 3. I chilometri sono diversi per rientrare a casa.

Appena rincasati ci mettiamo comodi per rivedere il filmino in tv e ci ricommuoviamo di nuovo. Tra una lacrima, un sorriso andiamo a dormire.

Grazie Signore per questa grande Gioia! ❤ 🙂

 

..continua.

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Mosca-Kazan

Dopo una dormita epocale, con conseguente riposo dei miei piedi doloranti, Guido ed io facciamo una copiosa colazione e attraversiamo la strada per andare a vedere il museo della Cosmonautica, proprio davanti al nostro hotel. Il monumento che lo caratterizza è d’effetto solo a vederlo da lontano ma standoci sotto sembra di partire per lo spazio.

Sotto la rampa di lancio c’è il vero museo dove è possibile vedere gli strumenti dei primi lanci, scafandri e tute degli astronauti. Un omaggio alla Valentina Tereškova (che ho incontrato agli Uffizi a Firenze tanti anni fa, ancora in vita) e al primo astronauta Yuri Gagarin. Il tempo è tiranno e dobbiamo rientrare in hotel per avviarci verso l’aeroporto per il volo che ci porterà a Kazan. Alle 11,30 arriva il taxi per l’aeroporto Domodedovo; alle14.05 il volo per Kazan. Passiamo senza problemi i punti di controllo e ci avviamo verso il nostro gate. Il nome del nostro Airbus Luftansa è Samara.

Il volo parte in orario e durante il volo nessuna turbolenza. Alle 15.12 arriviamo a destinazione.  Kazan, capitale della repubblica dei tartari, con 1 milione e mezzo di abitanti. Una sorpresa all’aeroporto;  ad attenderci  sono venuti Alessia e suo figlio Matteo. Grandi abbracci e baci.  Olga ci attende a casa. In venti minuti la raggiungiamo e il mio cuore batte a mille per abbracciare lei e il suo pancino che  ospita una creatura che mi farà diventare “Babushka” a settembre; Non so descrivere quello che sento dentro da quando so di questa bella novità. Vorrei essere a Kazan per sostenere Olga nella sua gravidanza. Lei ha il mio stesso vissuto e non ha nessun parente, se non sua sorella. Intanto cerco di godermi questi 14 giorni.

Sistemazione delle valigie e consegnato  i doni che avevo portato. Tra una ciacola e l’altra si fa ora di cena.  Dopo i vareniki di Mosca ( ne esistono una varietà infinita) mangio un altro piatto tipico russo di origine Uzbeka. Il plov a base di riso verdure e carne. Squisito e ho fatto il bis. Felice Olga che si era prodigata per prepararlo. 🙂

Prepariamo il mio letto e la stanchezza del giorno comincia a prendere il sopravvento. Meno male che il giorno dopo è di tutto relax per ricaricare le pile.  Ah.. dimenticavo di dire che ho un ascendente per gli animali a 4 zampe. In casa abita un carlino di nome Archie che ha sempre fame. Semplice aggraziarcelo. Una buccia di mela e il gioco è fatto.
20180311_150452                                                         Ciao a tutti.. io sono Archie.

Ora chiudo perché il prossimo articolo sarà importante, lungo e prezioso!

continua..

 

 

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Russia, cronaca di un viaggio speciale.

Lo scorso 30 aprile, sono partita, con Guido, per andare a far visita a Olga, nella città di Kazan, celebre capitale della repubblica russa del Tatarstan. Un viaggio che mi metteva un po’ pensiero data la mia totale ignoranza dell’alfabeto cirillico.  La partenza, con voli prenotati, da tempo con la compagnia tedesca Luftansa, è avvenuta da Bologna con destinazione Mosca, previo scalo a Francoforte. Tutto avviene in orario e senza problemi, sosta compresa, e arriviamo all’aeroporto Domodedovo alle ore 23,50. COn un tassì raggiungiamo l’hotel Cosmos, dove avevamo prenotato una camera per due notti. Guido ha voluto portarmi in giro per Mosca e farmi vedere il centro di questa grande metropoli. Ci siamo serviti dell’efficentissima metropolitana, la cui fermata  era davanti al nostro Hotel. Non abbiamo pensato che il centro della città fosse blindato per la sfilata del 1 Maggio.. 😦  Abbiamo camminato in lungo e in largo per cercare un varco per la piazza rossa, ma niente da fare. La mia meta era la Cattedrale di San Basilio. Ci giravamo intorno ma nessuna possibilità di accederci. Da fuori ho potuto vedere la sua maestosità e i colori delle mura e la bellezza delle cupole.

20180501_115533Ho potuto solo sbirciare, da un lato, la vasta Piazza Rossa, vuota e in attesa della parata del 1 Maggio.

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Questa foto l’ho scattata dalla balaustra di una bellissima chiesa Ortodossa “Madonna di Kazan” che ho subito visitata.

20180501_113432  Esterno della Chiesa Madonna di Kazan
20180501_113807 Interno con la maestosa Iconostasi.
Il silenzio all’interno mi ha fatto sentire alla presenza di Dio. Era ancora tempo di Pasqua, quindi dentro la Chiesa c’erano i simboli della Pasqua; simbolo della morte e resurrezione e l’uovo che rappresenta la Resurrezione e la vita.       20180501_113728 Obbligatorio avere la testa coperta, altrimenti non potevamo entrare. Le foto non sono limpidissime ma non potevo adoperare il flash.

Mi sono fatta un giretto dentro i famosi Magazzini Gum, accessibili da un ingresso laterale. Sembrava di essere in Italia, dato le marche e i loghi che emergevano dai negozi. Prezzi inaccessibili per qualsiasi tasca.

20180501_114227Una cosa positiva.. si entra dopo essere passati dai metal detectors; un piccolo fastidio per la sicurezza si può accettare. Intanto si fa ora per incontrare Emanuele e Marina, amici di Guido per mangiare insieme. Ci prendiamo la metropolitana per l’ennesima volta e ci portiamo in centro in una strada famosa, tutta pedonale, dove poter mangiare una specialità russa e riposarci dalle fatiche delle lunghe camminate. 20180501_130531  Metropolitana, stazione Puskin.20180501_143642 Piatto di Vareniki ( a base di pasta ripiena di maiale e vitello) condita con olio e cipolla caramellata. Buoni. Simpatica la tovaglietta in carta dove puoi aspettare le portate disegnando e colorando le varie figure tratteggiate. 😉 Grande ciacolata in russo, tra Emanuele, Marina e Guido e momenti di relax parlando in italiano anche con me.  Si fa ora di ricominciare a camminare( hoibò per me, dato che mi si mette a far male una scarpa e cammino malamente.) Ogni occasione è buona per fermarmi. 20180501_131122 Siamo in zona centralee quindi Emanuele mi porta a vedere la Chiesa del Santissimo Salvatore, sempre ortodossa, ma maestosa. Stesso clima di silenzio e preghiera dentro ma all’interno nessuna fotografia era permessa. 20180501_155946. Questo rispetto delle regole, in ogni settore, mi colpisce positivamente. Io non sono più giovane ma come salivo in metro, a Mosca,( tutti leggono durante il tragitto e i libri sono quasi del tutto superati dagli e-book) e in autobus a Kazan, mi facevano posto a sedere, alzandosi . Chiamasi educazione. Di questo riprenderò a parlarne quando sarò a Kazan. Il tempo vola e riaccompagniamo Emanuele e Marina alla Metropolitana e noi prendiamo un’altra linea per spostarci in una zona di Mosca dove un amico di Guido, Leonardo T. gestisce una pizzeria scik, meta della nostra cena, previa prenotazione! Buona e leggera la mia pizza e piacevole sosta in mezzo a tanta gioventù russa e non. La mia età media ne ha beneficiato. 🙂 Guido non vuole che riparta da Mosca senza vedere la Piazza Rossa in notturna. Fatico per arrivarci, causa piede sinistro ko, ma lo seguo. La fatica è ben ripagata. E’ enorme questo spazio circondato da imponenti palazzi, musei e chiese. San Basilio rimane esterna al Cremlino.   Lascio parlare qualche foto:

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Qui finisce il primo giorno di visita a Mosca. Si è fatta l’ora di ritornare in albergo. I miei piedi ringraziano. Al rientro in camera mi rendo conto del danno che il terzo e quarto dito del piede sinistro hanno subito.. 😦 sono ridotti proprio male. Bagnoli e impacchi freddi per far passare il dolore. La stanchezza della bella giornata prende il sopravvento e casco tra le braccia di Morfeo in un istante. Domani sarà un altro giorno abbastanza stancante perché nel pomeriggio c’è l’areo per Kazan e al mattino andremo a vedere il museo della Cosmonautica, di fronte all’Hotel.

..continua.

 

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Leda, 70 anni da zia

Quando nacqui, nel lontano 1948, già eri presente, anche se da fidanzata con lo zio Pino, nella nostra famiglia. Conservo gelosamente il regalo che, insieme a zio, mi hai fatto. Un set di posate con l’impugnatura d’argento, degne di una principessa appena nata.
20180607_223726Quella principessa ha presto cominciato a faticare per vivere, viste le vicissitudini che si sono susseguite nel tempo. Tu nel 1950 ti sei sposata con zio Pino. Vi siete trasferiti a Roma, la città che ha fatto da corona a tutta la tua vita. Nel 1951 è nata Marzia. Ricordo le visite che con nonna Anna e Dilva facevamo a Roma. Ricordo anche quelle che facevate al Borgo, finchè è vissuta nonna Anna. Una  pietanza mi ricorda sempre voi, le polpette di patate, panate e fritte, tanto amate dallo zio Pino.  Tra una visita e l’altra, sia vostre che nostre, la vita di ognuno di noi si “sgomitolava”, anno dopo anno fino alla morte della nonna, nel dicembre di 50 anni fa.  Non ci vedevamo frequentemente ma ogni volta era un riprendere i fili delle nostre vite e aggiornarci degli avvenimenti passati. Una sorta di back-up per non perdere  nulla, e quasi sempre intorno ad una tavola.  Ci siamo incontrate, nello scorrere del tempo, in occasione di matrimoni e di funerali.  E’ la vita con le sue gioie e i suoi dolori.  Noi due ci siamo “scoperte” in modo particolare da quando ho iniziato a scendere a Fregene, invitata da Marzia e Roberto.  Se la veranda potesse parlare ci ricorderebbe tutte le “ciacole” che ci siamo scambiate, specie quando eravamo noi due e Camillo. Ho sempre ammirato la tua grinta, a volte un po’ dura, ma sempre schietta. I tuoi punti di vista sugli accadimenti nel mondo e il tuo essere aggiornata attraverso l’immancabile radiolina, che continuava a trasmettere le radiocronache anche dopo che dormivi. Eri molto amareggiata del tuo handicap visivo e di tutte le “magagne” della  salute che, anno dopo anno, inevitabilmente si affacciavano e di cui eri cosciente. Ricordo anche la tua amarezza nel sentirti un peso nei confronti di Marzia, incapace di esserle di aiuto nella sua malattia. Hai mal digerito la presenza, sempre più frequente, fino a diventare fissa, delle badanti. Troppo costose ma  purtroppo necessarie.  Tante paure e preoccupazioni abitavano la tua mente fino a renderti o troppo loquace o troppo silenziosa. Eri sempre pronta, però, a fumare le tue amate sigarette, fino all’ultimo amiche inseparabili. Le giornate con te non erano mai noiose. Quando eri in vena, mi chiedevi notizie su tutto il parentame del Borgo,  e ricordavi i nomi di tutti . Che memoria, fino a poco tempo fa! Abbiamo festeggiato i tuoi 90 anni e Marzia ti ha fatto una grande sorpresa invitando le persone a te  care. Quando scesi a Roma per il funerale della mia amica Upi, condividesti il mio dolore e mi chiedesti notizie del marito Stefano e della sua famiglia. Fui molto contenta delle tue parole e anche degli auguri che facesti a Guido, non appena ti dissi di Olga, l’amore nella lontana Russia. Mi dicesti anche:” certo che voi sorelle avete le nuore in giro per tutto il mondo!” Non ho fatto in tempo a raccontarti del mio viaggio in Russia e della bella sorpresa che sta per accadere nella mia vita. Ma ti immagino sorridere felice per l’arrivo di questa “principessina” .

La notizia della tua “partenza” mi ha fatto male; un altro pezzo di storia della nostra famiglia che non c’è più.  Tu rimarrai viva nei nostri cuori  perché hai lasciato il segno.  Lo scorso fine settimana sono scesa da Marzia e insieme, il sabato, siamo stati ( Roberto, Marzia, Davide, i bimbi ed io) a farti visita. Ho fatto fatica a immaginarti li, ma sono riuscita a pregare per te e zio Pino. Abbiamo proseguito per Fregene dove siamo rimasti tutta la giornata.  Là, nonostante il divano della veranda vuoto, ho sentito la tua presenza. 20180602_112448Ciao zia Leda, grazie per esserci stata. Ti ricorderò così:

Riposa in pace !

Da lassù, insieme a zio Pino, proteggi Marzia, Roberto, Davide, Raffaela, Nicholas, Vittoria e tutta la famiglia. Il 15 giugno ti ricorderò a Messa insieme a zio Pino. 🙂

 

 

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