Notte Santa

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A volte il buio della notte sembra penetrare nell’anima; a volte pensiamo:” oramai non c’è più nulla da fare”, e il cuore non trova più la forza di amare..

Ma proprio in quel buio Cristo accende il fuoco dell’amore di Dio : un bagliore rompe l’oscurità e annuncia un nuovo inizio, qualcosa comincia nel buio più profondo. Noi sappiamo che la notte è “più notte” , è più buia poco prima che cominci il giorno. Ma proprio in quel buio è Cristo che vince e che accende il fuoco dell’Amore. La pietra del dolore è ribaltata lasciando spazio alla speranza. Ecco il grande mistero della Pasqua!

In questa santa notte la Chiesa ci consegna, perchè in noi non ci sia il rimpianto di chi dice” ormai..”, ma la speranza  di chi si apre ad un presente pieno di futuro: Cristo ha vinto la morte e noi con Lui. La nostra vita non finisce davanti alla pietra di un sepolcro, la nostra vita va oltre con la speranza in Cristo che è risorto proprio da quel sepolcro.

Come cristiani siamo chiamati ad essere sentinelle del mattino, che sanno scorgere i segni del Risorto, all’alba del primo giorno della settimana.

(Udienza generale di Papa Francesco 1 aprile 2015)

Auguri di Buona Pasqua a chi passa di qua!

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Triduo pasquale 2017, ricordando Gerusalemme.

Getzemani

Anche quest’anno sono arrivata al triduo pasquale, dopo una quaresima faticosa. Doveva essere così per andare incontro alle sofferenze di  nostro Signore che, per Amore infinito, ha accettato la volontà del Padre. Nella mia foto un ulivo tra i più vecchi del Getsemani, dove il triduo pasquale ha avuto inizio. Dopo essere stata in Terra Santa, per ben tre volte, vivo il momento attuale fisicamente qui ma con il cuore nei luoghi ove ciò è accaduto.

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Via del Calvario, Gerusalemme Via Dolorosa cappella della terza stazione.

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Mater dolorosa, altorilievo presso il Golgota nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. :” ..anche a te una spada trafiggerà l’anima..

Una colomba ci ha accolto nel cielo a Gerusalemme

Gerusalemme dal monte Scopos. Una colomba tra le nuvole in cielo. Segno della presenza dello Spirito Santo in una città Santa. Ero appena arrivata a Gerusalemme.

Sofferenza e Amore per tutti noi.

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22.. un numero come un altro!

Oggi è il 22 gennaio, domenica, giorno del Signore. Chiude una settimana non proprio bellissima. Terremoti, maltempo, bufere di neve, emergenza in mezz’Italia, notiziari(anche troppi). Polemiche a non finire di fronte ad un’emergenza davvero straordinaria. Metri di neve in un territorio vastissimo che con le scosse continue rendono la situazione apocalittica.  Fino a mercoledì, in serata, dove sono cominciate ad arrivare notizie di una valanga che ha sommerso un Albergo a 5 stelle in un certo posto in mezzo alla neve: Rigopiano in prov. di Teramo.  La notte e i giorni fino ad oggi sono stati pieni zeppi di immagini, paure, salvataggi, rete elettrica saltata ovunque che,con le temperature in picchiata, è stato un carico da undici tragico. In mezzo ad una tempesta di neve, i soccorsi riescono a raggiungere l’Hotel. Devastazione totale, mucchi di neve, alberi e sassi che hanno distrutto e sommerso l’edificio. I soccorritori del nucleo speleologico alpino che raggiungono la sede dell’hotel con gli sci hanno davanti agli occhi una catastrofe. Silenzio assoluto e nessun rumore. Riescono a salvare due uomini, uno dipendente dell’Hotel e un padre di famiglia che era uscito per prendere delle medicine in macchina. La sua disperazione… riferiva a tutti che dentro l’Hotel c’era la sua famiglia, la moglie e due bimbi, oltre gli ospiti dell’albergo e il personale in servizio.  Le notizie via tv e web si susseguono e colme di pessimismo al 101% e nessuno osava sperare, magari in un miracolo! Volontari soccorritori eroici si mettono al lavoro coordinati dalla protezione civile in una lotta contro il tempo. Determinati, coraggiosi,instancabili; il  desiderio di poter dare un senso alla loro fatica. Voglia di Miracolo che, in effetti, è avvenuto il 20 gennaio alle 11,42. Sei persone sono vive sotto le macerie e l’enorme coltre di neve. Sia lode a Dio.

Un susseguirsi di numeri ma una cosa certa; alle 2 persone salvate, si sono aggiunti 9 sopravvissuti, fra cui 4 bambini.!!  Persone “rinate” da un inferno di ghiaccio. Tutte sono state ricoverate e sono in buone condizioni. Una famiglia riunita (quella della prima persona salvata) 2 bambini che hanno la famiglia ancora sotto la valanga, 23 dispersi per i quali si corre contro il tempo nella speranza che la valanga abbia preservato ancora tanti altri.  In giornata viene comunicato che si aggiunge un altro disperso, un giovane senegalese, dipendente dell’albergo. Notizia di cronaca che aggiunge un’ unità all’alto numero dei dispersi. Eppure quest’ultimo disperso mi ha colpito. Ho pensato alla sua famiglia in Senegal che verrà a sapere che il figlio, giovane, lavoratore, fuggito dalla fame, dal caldo torrido e con tante speranze, ha perso la vita sotto una montagna di ghiaccio e di neve. 😦  Oggi, 22 gennaio 2017,  FAYE DAME con permesso di soggiorno regolare e residente a Torino da 2 anni, è stato ritrovato senza vita. A soli 22 anni. Dio lo accolga tra le sue braccia, come tutte le altre cinque vittime. Ad ora.  120328533-bfa65a1b-5dc5-4d42-838c-a647bcabd552.jpg

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48 ore in bianco..

.. e non per la neve.

Domenica pomeriggio verso le 18,30, cammino a passo  veloce, a causa temperature polari, verso la mia macchina.  Eccola, è a meno di 5 metri, già la chiave in mano. Mai distanza così piccola è stata tanto lunga.  Alla mia destra il muro del comune, alla mia sinistra una fila di auto ferme, e ce l’avevo quasi fatta. Il mio piede destro incontra un rilievo, quasi scalino, di una rampetta eliminatoria di barriere architettonica di un ufficio comunale. Il resto mi vede stesa  in modo orizzontale. Orp, direbbe la mia amica Upi, ci scapperebbe una bellissima vignetta. I miei occhiali a due metri da me, il mio ginocchio destro dolorante ma non troppo, così il polso destro, che insieme al sinistro ha cercato di salvare la mia musata a terra. Però il sinistro non è scivolato oltre ma è stato stoppato dalla rampa. Dolore a botta calda che non mi ha impedito di alzarmi da terra, da sola, nonostante altre persone che andavano e venivano. Inforco i miei occhiali  che se la cavano con due abrasioni sulle lenti, fortunatamente in alto. Finalmente la mia macchina mi toglie dall’imbarazzo e si mette in moto. Brevissima constatazione che le ossa sono tutte integre, un po’ di amarezza per non essere stata aiutata e arrivo a casa. Col polso sinistro comincio a fare i conti. Non riesco a chiudere l’auto e devo supplire col destro. In casa metto sotto l’acqua fredda la mano fino sopra il polso, da fuori un arrossamento causato dall’abrasione salvata dal guanto di lana e nessun gonfiore. Dopo cena un impacco con una pomata a base di Arnica montana(antitraumatica) e fascio il polso con una fascia elastica. Le dita sono tutte attive, tranne il non poter reggere nulla perchè il pollice non collabora, causando dolore.. Spero che una buona dormita possa far bene e decido di andare a ninna. Ho preso coscienza del  perchè il buon Dio ne ha creati due di polsi. fatica nelle cose più stupide, fra cui spogliarsi per mettere il pigiama. E per fortuna che tale sorte non è toccata al destro. :-/

Ieri mattina dovendo andare a fare una prenotazione in ospedale decido di passare dal pronto soccorso. Diversi pazienti erano già all’accettazione quando arrivo io. Mi sono detta: qui ci facciamo notte. L’infermiera dell’accettazione invece si rivolge a me chiedendomi di cosa avessi bisogno. Gentilmente mi invita a sedere in sala di aspetto e ad aspettare di essere chiamata. Dopo 15 minuti il medico mi chiama e dopo un sommario sguardo mi prescrive radiografie perchè mano e polso erano gonfi. Due prime lastre non riescono a sciogliere l’enigma se ci fosse o meno qualcosa di rotto. Ero appena ritornata in pronto soccorso dalla radiologia che mi sento richiamare per tornare a fare altre due proiezioni per meglio diagnosticare il trauma. Torno giù e aspetto che mandino in via telematica al p.soccorso le lastre e il referto. Potrebbe esserci una piccola frattura, sentenzia il medico, una tipetta tutto pepe ma molto professionale. Il referto recita esattamente: Sospetta frattura composta in sede epifisaria distale del radio, da approfondire clinicamente da un ortopedico. Appuntamento fissato per oggi alle tredici e trenta per valutare il da farsi. Mi immobilizzano il polso con una fasciatura e mi restituiscono i fogli e le ricevute diagnostiche, oltre la richiesta per la visita ortopedica. Il tutto in due ore scarse. Gioisco per non aver dovuto passare tutta la giornata in pronto soccorso, dove tutto il personale, medico e paramedico, correva da una stanza all’altra. 20170109_162156

Questo è il risultato. Fortunatamente con le dita libere ho potuto guidare la macchina senza troppe difficoltà.

L’immobilizzazione fatta in pronto soccorso mi ha messo al sicuro il polso che ha cominciato a farmi meno male. Sono riuscita a dormire stanotte, svegliandomi una sola volta e ricadere subito dopo tra le braccia di Morfeo.

Stamani, dopo un salto al mercato, sono tornata in ospedale e ho aspettato l’ora della visita ortopedica. Mi preoccupava un po’ l’esito e speravo di non avere trauma  tale da esigere il gesso.

Aspetto il medico che ha ritardato 15 minuti perchè in sala operatoria. Sembra che con questi freddi le cadute e le fratture si siano date appuntamento. Mi esamina, col le radiografie sul terminale del pc davanti, tolta la fasciatura mi comincia a fare pressione sui punti delicati del polso fino al momento in cui ho sentito male. Alla fine del palmo un bell’ematoma faceva mostra di sè e molto probabilmente oscurava le radiografie fatte il giorno prima. La presunta frattura non c’era (evvaiiiii) perchè altrimenti avrei sentito dolore nelle parti manipolate dal medico. Gentilmente mi comunica che è il caso di tenere immobilizzato il polso per almeno 15 giorni per permettergli di sistemarsi al meglio e che data la caduta potevo essermi rotta polso e gomito, oltre la gamba destra. Il polso, fino a metà avambraccio e l’inizio delle dita, è stato steccato e rifasciato di nuovo. Tipo questo, ma tutto bianco.

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Ora non resta che adattarmi a una vita a scartamento ridotto per venti giorni e pazientare.

Avrei preferito passare questo periodo in bianco a sciare o passeggiare in montagna ma non si può avere tutto! Sarà per un altra volta. 😉

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Essei befana

Anche quest’anno sei arrivata. La mia età non dovrebbe pensare a questo giorno, se non dal punto di vista religioso. Non ho avuto la grazia di essere nonna e quindi non potrei dilettarmi con qualche nipote da stupire. Allora veniamo a te.ti_vogliamo_bene_befana_1

Fin da piccola ti ho sempre aspettata, ma le condizioni economiche, sempre tragiche, non permettevano che tu arrivassi a casa. Nonostante ciò ti ho sempre aspettata. La mia fantasia, sempre in movimento, ti immaginava una simpatica vecchietta ma, mai brutta come adesso ti dipingono. Mi preoccupavo, guardando fuori dalla finestra,  come facessi a vincere il freddo, la neve, la pioggia e il forte gelido vento che accompagnano sempre i primi giorni dell’anno. In casa non avevamo il camino quindi pensavo che quella fosse la causa delle tue mancate visite. Così mi giustificavo con le compagne di scuola a cui immancabilmente arrivavano sempre calze, dolcetti e balocchi. Mi consolavo rimuginando dentro la mia testolina che non ero nata nella famiglia giusta. Ma mettevo in moto la Speranza, che sempre mi ha accompagnato. Ricordo ancora a memoria la poesia del Pascoli sulla simpatica vecchietta:

La Befana

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
uno stropiccìo leggiero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

Quando cambiai abitazione, fui contentissima. Su questa casa c’era un camino che la nonna adoperava come sgabuzzino per riporre la legna per la stufa; era chiuso da uno sportello ma aveva la canna fumaria da cui si vedeva il comignolo nel tetto. Probabile via per la Befana dell’anno successivo, pensavo. Delusione continua, la simpatica vecchietta non si è mai vista. Crescendo, l’Epifania non aveva più il significato di attesa curiosa, ma solo il significato Alto della rivelazione del Signore al Mondo.

Quando sono diventata mamma speravo che mio figlio avesse la stessa mia attesa, invece nisba. Un figlio a cui non sono mai piaciute le chicche, nè le cioccolate e tantomeno i carboni dolci. All’età di otto anni capì che nemmeno Babbo Natale esisteva e che eravamo noi genitori a portare i regali. Il carattere e la sua fantasia non mi appartenevano. La curiosità invece si.

Io vivo da sola con mio figlio. Passano gli anni e il giorno della Befana è diventato quello dell’invito della famiglia di mia sorella per contraccambiare il pranzo di Natale che  passo da lei. Un giorno all’insegna della serenità, piacevole da trascorrerre insieme spiluzzicando tra una portata e l’altra. Oggi con lo smartfon abbiamo fotografato le pietanze e inviate a mio figlio in Russia e lei al figlio minore negli Emirati. Li abbiamo sentiti anche a voce. La ciliegina nella torta della giornata. Era con noi anche il figlio maggiore di mia sorella con la ragazza, che mi hanno fatto omaggio di un bellissimo paio di guanti. Viste le temperature glaciali, fanno molto comodo.

Sono alla fine della giornata e ringrazio la simpatica vecchietta per come l’ho trascorsa e per avermi fatto ricordare quanto l’abbia attesa in tutta la mia vita! Al prossimo anno, a Dio piacendo, come intercalava sempre la mia cara nonna Anna.

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Un nuovo anno è passato.. e un altro è alle porte

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Eccoci alla fine del 2016. Un anno lunghissimo per certi aspetti, ma breve per altri. I giorni si sono susseguiti, nonostante le fatiche e le ansie, in un battibaleno. Ci sono stati anche momenti davvero belli per cui ringrazio Dio che me li ha donati. Come sempre sarà un capodanno senza Guido che già da due giorni è a Kazan (Russia). Le sue scorribande all’estero mi hanno abituata a vivere da sola. Importante è che lui stia bene e che passi velocemente il soggiorno russo. Quello che ci accomuna sono le temperature rigide. Da lui un po’ di più ma, al Borgo, l’aria che soffia da est mi fa rabbrividire. L’alternativa è che se sale un po’ la temperatura, al posto del freddo, scenderà la neve. Staremo a vedere.

Di solito, con l’arrivo del nuovo anno, si fanno propositi e si spera un tempo migliore. A più livelli.

Il primo riguarda me e spero che la salute regga nonostante le primavere accumulate. 🙂

Il secondo riguarda mio figlio. Spero che si concretizzi un lavoro, degno di essere chiamato tale che gli permetta sicurezza,che insegue da anni, e di fare progetti per la sua vita.

Il terzo riguarda l’Italia. Vorrei che si ripristini la vera democrazia senza profittatori e ladri al comando.

Il quarto riguarda la crisi economica che imperversa da troppo tempo. Ma se la politica non rimette al primo posto il cittadino la vedo molto dura. Il servizio in Caritas mi ha fatto toccare con mano la disperazione di molte famiglie.

Il quinto riguarda la Pace nel mondo. Troppe guerre alimentate da odio e da interessi economici da una parte e dall’altra il terrorismo. Chi ne fa le spese, in mezzo ad atrocità indicibili, sono le popolazioni civili. Capi di stato, responsabili di organismi internazionali,  possano sedersi intorno ad un tavolo e far parlare il buon senso e la volontà di risolvere i grandi problemi che affliggono il mondo. I nostri ragazzi hanno diritto ad un futuro di speranza , oltre a ritrovare valori che diano senso alla loro vita. World peace

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