Otto giorni guidati dallo spirito (prima parte)

Il 9 maggio arriviamo in Israele in orario e al Monte Carmelo di Haifa, siamo accolti da Suor Edith allo “Stella Maris” dove alloggeremo per tre giorni. Il centro carmelitano di accoglienza pellegrini è sopra la chiesa del  Carmelo e della grotta del profeta Elia! Dopo cena andiamo a pregare per ringraziare Dio del viaggio e per essere laggiù. Con le prime ombre della sera, la città di Haifa si illumina e da lassù  è davvero bella. Ho avuto la grazia di essere in una camera con la finestra panoramica e prima di dormire mi sono gustata cotanta bellezza. Un regalo davvero speciale per il mio compleanno! 🙂

Haifa dal Monte Carmelo

La mattina del 10 il nostro gruppetto si mette in viaggio verso Akko, San Giovanni d’Acri, porto di accesso della crociate in Terra Santa. In questo video potete conoscere la sua storia e le sue origini in maniera esaustiva: San Giovanni d’Acri . Lo abbiamo visto prima di visitare la città sotterranea. In questa città siamo stati ricevuti da Padre Quirico, un francescano che ci racconta,a grandi linee, nella chiesa cristiana vicinissima al porto,  la preziosa opera dei francescani in Terra Santa per la custodia dei luoghi santi e la scoperta delle tracce antiche dell’epoca di Gesù. Ci parla di San Francesco e della sua visita al Sultano : Dante: …per la sete del martiro, nella presenza del Soldan superba, predicò Cristo e l’altri che ‘l seguiro (Paradiso XI, 100-102).  Ho ascoltato tanto attentamente tutto quello di cui ci ha parlato e nel mio cuore ho sentito forte di pregare il Santo a me caro perché faccia aumentare in chi ha le chiavi del potere la strategia del dialogo e della tolleranza. Il francese  Jacques de Vitry nel 1221 nella sua Historia occidentalis, parla di Francesco e del suo coraggio, così: era stato preso da un tale eccesso di amore e di fervore di spirito che, venuto nell’esercito cristiano, davanti a Damietta, in terra d’Egitto, volle recarsi,intrepido e munito solo dello scudo della fede, nell’accampamento del sultano d’Egitto. Avendolo i saraceni catturato, disse: «Io sono cristiano. Conducetemi davanti al vostro signore». Quando gli fu portato davanti, vedendolo in sembianza di uomo di Dio, la bestia crudele si sentì mutata in uomo mansueto e per alcuni giorni l’ascoltò con molta attenzione, mentre predicava Cristo davanti a lui e ai suoi. Poi, preso dal timore che qualcuno del suo esercito, convertito al Signore dall’efficacia delle sue parole, passasse all’esercito cristiano, comandò che fosse ricondotto, con grande onore e protezione, nel nostro campo, dicendogli in ultimo: «Prega per me, perché Dio si degni di rivelarmi quale legge e fede gli è più gradita».  Dopo aver visitato la sua Parrocchia, compresa la grande sala crociata sottostante la chiesa, andiamo alla scuola francescana che dal 1620 è presente nella città. Attualmente dalla scuola materna alle superiori sono 525 studenti, di cui 150 cristiani. Lo salutiamo e dirigendosi, attraverso la città vecchia, il quartiere veneziano, verso la moschea di El Eleazar, ove ci è permesso di entrare attraverso i giardini e visitarla. Una piccola sosta per bagno situato in un bellissimo  giardino dai giganteschi ficus benjamin e ci dirigiamo verso il Tabor dove pranziamo dai ragazzi di Mondo X di padre Eligio. Subito dopo ascoltiamo la Parola sotto un grande albero del giardino antistante la Chiesa della Trasfigurazione:(Mc 9,2-8) Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!». Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!». E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.

Meditiamo la parola dentro la chiesa, insolitamente vuota e che non mi è sembrata mai così grande. Il silenzio e la luce che filtra da fuori dilatano il tempo e riempiono il cuore. Si fa ora di scendere dal monte, dove si stava bene, per riprendere il nostro viaggio per Nazareth dove arriviamo verso le 16.  Anche qui troviamo la Basilica dell’Annunciazione vuota e tutta per noi. Il rosario dinnanzi alla grotta e un canto a Maria. Comincio a piangere in questo luogo speciale che ha il potere di rivoluzionare e ricordare la mia vita. E’ un pianto liberatorio e mi trovo poi a sorridere e grata davanti al luogo dove un SI ha dato origine alla mia e nostra salvezza. Non era possibile celebrare in Basilica e quindi ci spostiamo nella cappellina dei Piccoli Fratelli Jesus, poco distante, dove Charles de Foucauld è vissuto tre anni. Un tempo di grazia fuggito via in un lampo, ma molto intenso. La domanda di frère Charles, rimbomba nel mio cuore: Signore che cosa vuoi da me? Dobbiamo interrompere e riprendere il viaggio di ritorno ad Haifa. La stanchezza comincia a farsi sentire e dopo cena la nanna è d’obbligo, ma non riuscirò a dormire se non per un paio d’ore.

L’11 maggio ci vede partire presto, dopo colazione per il nord della Galilea ma della visita a Kufr Bir’am ho già scritto nel post precedente . Dopo un pranzo a base di pesce al lago Tiberiade, vicino alle rovine dell’antica Migdala, spendiamo il pomeriggio nella zona di Cafarnao.

Alle 14 siamo al Monte delle Beatitudini dove meditiamo sul passo di Mt 5,1-11 Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:«Beati i poveri in spirito,perché di essi è il regno dei cieli.Beati gli afflitti,perché saranno consolati. Beati i miti,perché erediteranno la terra.Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.Beati gli operatori di pace,perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi. Logica conseguenza dell’Ascolto, visto il luogo dove eravamo, la luce, e la bellezza del panorama non posso che non interrogarmi sul mettere Dio al centro della mia vita. Le beatitudini ne sono le frecce indicatorie della retta via da percorrere. Difficili ma non impossibili!

Alle 15,30 Cafarnao ci accoglie. Per la prima volta c’è un po’ di pellegrini in giro. Ci fermiamo sotto gli alberi a lato della Sinagoga e Abuna Mario parla della città di Gesù, dove ha vissuto insieme a Pietro e agli apostoli prima della sua morte. Spiegazioni più che doverose data la presenza della famiglia di Chiara che era in terra Santa per la prima volta. Ci legge la Parola tratta da Mc 1,29-45 e 2,1-8 che ci parla dei tanti miracoli avvenuti in questo luogo. In silenzio ricordo i passi mentre entro dentro la chiesa sorta sopra la casa di San Pietro. Cerco di immaginare Gesù e gli Apostoli che camminano in quegli spazi  e che vivono in quel luogo. Potessero parlare quelle pietre..  Ci spostiamo nella vicina Tabgha fermandoci nella chiesa del Primato di Pietro lungo il lago. Qui affido alle acque, in cui mi bagno fino alle ginocchia, i nomi delle persone, scritti in minuscoli pezzettini di carta, che mi avevano chiesto preghiera, mettendoli sotto i sassi e le conchiglie. Con i piedi al fresco prego anche per me e mio figlio. Raggiungiamo a piedi la chiesa della moltiplicazione dei pani e dei pesci, dove Abuna Mario spiega, in maniera semplice, alla piccola Chiara, dieci anni, e in attesa di ricevere la prima comunione a Betlemme il 13, quello che era avvenuto lì.  Alla domanda se avesse lei dato a Gesù, al posto del ragazzo,  la sua merenda composta da 5 pani e 2 pesci, lei, con gli occhi lucenti, risponde:” Penso proprio di si!”  La semplicità grande e spontanea di una piccola pellegrina, che credo non dimenticherà mai questo viaggio fatto insieme alla sua famiglia. Meditiamo il passo di Gv 6, 1-14

La moltiplicazione dei pani 

Dopo questi fatti, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.
In silenzio, nel giardino della comunità francescana delle sette sorgenti, meditiamo la parola e ci rifocilliamo con una buona limonata artigianale, offerta dalla suora, fino all’ora di rimettersi in cammino per raggiungere Haifa e il Monte Carmelo per la cena e l’ultima notte prima del trasferimento a Betlemme del giorno dopo.

Giornate intensissime ricche di input interiori importanti che spero portino frutti.

Qui le foto

continua

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Informazioni su giudig

Non mi piace essere assorbita dalla mentalità del mondo. Ci sono, ma amo fermarmi e assaporare la Vita, attimo per attimo, con le sue gioie e i suoi dolori. E' un dono di Dio e come tale non va sprecata. Amo colui che mi ama da sempre e per sempre. Dio.
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