Fine del primo giorno di questo neonato anno..

Anche questo capodanno sta finendo. Alla fine di questo giorno sorge spontaneo il desiderio di fare il bilancio delle ultime 24 ore vissute.

In extremis ieri sera ho ricevuto l’invito per cena da parte del mio parroco, Abuna Basilio, non appena ha saputo che ero sola in casa. Non ho mai amato festeggiare, già fin da quando ero ragazza, questo giorno caotico e confusionario. Ho cercato di rifiutare gentilmente ma niente da fare. Ho addotto la scusa del mio mangiare particolare pro intolleranze, ma  ha continuato col dire che potevo prepararmi qualcosa da mangiare, adatto a me, per poi consumare il tutto in compagnia dei suoi amici milanesi, Nunzia, Giuseppe e Filomena, nonché della mia amica Floriana, in casa sua. Ho realizzato che il suo invito è stato un modo pratico di sopperire ad una “famiglia” che Abuna Basilio non ha vicina ma nella lontana, disastrata Siria. Prima di uscire, verso le 20,30 ho ricevuto la telefonata di Guido, anche lui nella lontana Ukraina impegnato in un viaggio solidalecologico insieme. Inutile negare la mia gioia nel sentirlo a voce anziché per mail. Con un sorriso in volto, afferro la mia terrina contenente l’arrosto di una fetta tacchino e prosciutto e le mie immancabili compagne di viaggio al posto del pane, le gallette di riso, ed esco prendendo atto di quanto fosse freddo fuori, nonostante l’imbaccuccamento sul tipo “befanastyle” . Mi dico di resistere perché la canonica dista più o meno 60 passi da casa mia. Sono arrivata abbastanza velocemente facendo però attenzione a non scivolare nelle insidiose lastre di ghiaccio. La temperatura segnava – uno. Arrivo in casa di Abuna e gli altri ospiti erano indaffarati, chi in cucina, chi nel tinello ad imbadire il tavolo. Sono accolta con grande gioia e consegno il mio “mangiare” a Nunzia, cuoca di turno, dicendo se era possibile, al momento, di riscaldare in forno le “rondelle” di tacchino. Loro avevano preparato la salsa di pomodoro per me, dato che non potevo mangiare le farfalle panna e salmone, che dal profumo che emanavano dovevano essere squisite. Tutto scorre tranquillamente in mezzo a tante ciacole, affatto superficiali, e tra una risposta e l’altra ai vari messaggini augurali per il nuovo anno. Cinque cellulari diversi che spesso formavano una armonia con le rispettive suonerie. Arrivano velocemente le 23,50 e sopra il tavolo sono pronte le fette di dolce, i chicchi d’uva, le lenticchie con cotechino, e lo spumante in attesa di essere stappato per il brindisi. Durante questi dieci minuti ho pensato all’anno che stava per finire e ricordando il Te Deum pregato in chiesa, ho cercato di ringraziare Dio. Un anno molto difficile per tanti punti di vista che mi hanno fatta crescere. Gli esiti di questo anno vecchio si protrarranno, inevitabilmente, in quello nuovo anche se per un po’ di tempo si sono nascosti tra petardi, fuochi di artificio,  gli auguri scambiati tra tutti i commensali che hanno accompagnato la nascita di questo 2015. Mi sono imposta di vivere questo nuovo tempo donatomi, al meglio, nonostante le “zavorre”. A mezzanotte e 45 ho salutato gli ospiti, rinnovato gli auguri, e ho ripercorso, con la consueta fretta, causa il freddo polare, la strada di ritorno. Sogno il tepore delle coperte e mi fiondo a nanna. Un sonno riposante è il primo regalo del nuovo anno. La sveglia mi fa uscire dalle braccia di morfeo e dopo una doccia mi preparo per andare a Messa. Un grazie dal profondo del cuore a Maria, regina della pace, e una preghiera per l’amico Don Mario, sacerdote in Palestina, e per la sua missione. Pranzo a casa di mia sorella, che per non diversificare le portate del pranzo ha preparato il tutto usando latte, burro senza lattosio . Mi sono gustata le lasagne al forno come se fossero la più grande ed unica prelibatezza in questa terra. Il rosbeef e il puré, sempre preparato con il latte senza il mio nemico lattosio, ha finito il pranzo. Rinunciato al dolce, un caffettino ha completato il pranzo in compagnia della famiglia di mia sorella. Grazie “zia”.  La giornata serena e ventosa ha permesso alle temperature di rimanere basse. Prima di rientrare in casa vado a far visita alla mia amica Clara. Abbiamo “ciacolato” piacevolmente dato che i dolori, oggi, le hanno lasciato un po’ di tregua. Clara è e sarà sempre per me un mistero grande. Una malattia bruttissima la abita da più di 17 anni  e lei continua a combatterla a testa alta. Un vero esempio di forza reattiva a un qualcosa di veramente grande. Incarna il famoso detto La montagna e il topolino. Finalmente rientro in casa e mi preparo a mangiucchiare qualcosa per cena. Controllo la posta per leggere news dal’Ukraina. Un resoconto della terza giornata del figlio e del suo collega di viaggio  su quello che hanno vissuto laggiù in questo giorno di inizio anno e mi sono compiaciuta di quanto ho letto. Ecco cosa significa vivere un capodanno alternativo tra coloro che vivono le privazioni, le paure e piangono i loro sei giovani caduti nella recente guerra. Ventiquattro ore di vita vissuta in vari modi ma che hanno riempito questo primo giorno dell’anno e che riempiranno, purché vissuti in pienezza, tutti i giorni che Dio ci darà da vivere.  2015_sulla_sabbia

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Informazioni su giudig

Non mi piace essere assorbita dalla mentalità del mondo. Ci sono, ma amo fermarmi e assaporare la Vita, attimo per attimo, con le sue gioie e i suoi dolori. E' un dono di Dio e come tale non va sprecata. Amo colui che mi ama da sempre e per sempre. Dio.
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