Essei befana

Anche quest’anno sei arrivata. La mia età non dovrebbe pensare a questo giorno, se non dal punto di vista religioso. Non ho avuto la grazia di essere nonna e quindi non potrei dilettarmi con qualche nipote da stupire. Allora veniamo a te.ti_vogliamo_bene_befana_1

Fin da piccola ti ho sempre aspettata, ma le condizioni economiche, sempre tragiche, non permettevano che tu arrivassi a casa. Nonostante ciò ti ho sempre aspettata. La mia fantasia, sempre in movimento, ti immaginava una simpatica vecchietta ma, mai brutta come adesso ti dipingono. Mi preoccupavo, guardando fuori dalla finestra,  come facessi a vincere il freddo, la neve, la pioggia e il forte gelido vento che accompagnano sempre i primi giorni dell’anno. In casa non avevamo il camino quindi pensavo che quella fosse la causa delle tue mancate visite. Così mi giustificavo con le compagne di scuola a cui immancabilmente arrivavano sempre calze, dolcetti e balocchi. Mi consolavo rimuginando dentro la mia testolina che non ero nata nella famiglia giusta. Ma mettevo in moto la Speranza, che sempre mi ha accompagnato. Ricordo ancora a memoria la poesia del Pascoli sulla simpatica vecchietta:

La Befana

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
uno stropiccìo leggiero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
Guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.

Quando cambiai abitazione, fui contentissima. Su questa casa c’era un camino che la nonna adoperava come sgabuzzino per riporre la legna per la stufa; era chiuso da uno sportello ma aveva la canna fumaria da cui si vedeva il comignolo nel tetto. Probabile via per la Befana dell’anno successivo, pensavo. Delusione continua, la simpatica vecchietta non si è mai vista. Crescendo, l’Epifania non aveva più il significato di attesa curiosa, ma solo il significato Alto della rivelazione del Signore al Mondo.

Quando sono diventata mamma speravo che mio figlio avesse la stessa mia attesa, invece nisba. Un figlio a cui non sono mai piaciute le chicche, nè le cioccolate e tantomeno i carboni dolci. All’età di otto anni capì che nemmeno Babbo Natale esisteva e che eravamo noi genitori a portare i regali. Il carattere e la sua fantasia non mi appartenevano. La curiosità invece si.

Io vivo da sola con mio figlio. Passano gli anni e il giorno della Befana è diventato quello dell’invito della famiglia di mia sorella per contraccambiare il pranzo di Natale che  passo da lei. Un giorno all’insegna della serenità, piacevole da trascorrerre insieme spiluzzicando tra una portata e l’altra. Oggi con lo smartfon abbiamo fotografato le pietanze e inviate a mio figlio in Russia e lei al figlio minore negli Emirati. Li abbiamo sentiti anche a voce. La ciliegina nella torta della giornata. Era con noi anche il figlio maggiore di mia sorella con la ragazza, che mi hanno fatto omaggio di un bellissimo paio di guanti. Viste le temperature glaciali, fanno molto comodo.

Sono alla fine della giornata e ringrazio la simpatica vecchietta per come l’ho trascorsa e per avermi fatto ricordare quanto l’abbia attesa in tutta la mia vita! Al prossimo anno, a Dio piacendo, come intercalava sempre la mia cara nonna Anna.

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Informazioni su giudig

Non mi piace essere assorbita dalla mentalità del mondo. Ci sono, ma amo fermarmi e assaporare la Vita, attimo per attimo, con le sue gioie e i suoi dolori. E' un dono di Dio e come tale non va sprecata. Amo colui che mi ama da sempre e per sempre. Dio.
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3 risposte a Essei befana

  1. Luca Rubin ha detto:

    Da un’attesa curiosa alla rivelazione del Signore: che meraviglioso cammino!

  2. ciccio56 ha detto:

    leggere e vedo! Tanta gioia Gigiù!

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